"È strano, ma ognuno di noi nella propria vita tocca un apice. Una volta raggiunto, non può che scendere. Nessuno però sa dove sia il proprio apice. La linea di confine può presentarsi all'improvviso, quando si crede di essere ancora al sicuro. Nessuno lo sa. Alcuni possono raggiungere quel culmine a dodici anni. Da quel momento in poi la loro vita scorrerà nel più monotono tran tran. Alcuni continuano a salire fino alla morte. C'è chi muore nel suo massimo splendore. Molti poeti e musicisti hanno vissuto in modo febbrile e sono morti a trent'anni per aver bruciato traguardi troppo in fretta. Picasso a ottant'anni passati realizzava ancora quadri pieni di vigore, ed è morto serenamente senza sperimentare il declino. È impossibile conoscere il proprio destino senza averlo percorso fino in fondo".
Ehilà, cari lettori-fantasma. Purtroppo in quest'ultimo anno ho trascurato molte cose, tra le quali posso annoverare, ovviamente, l'aggiornamento del mio unico blog. Le promesse che faccio, concettualmente, coi miei lettori-fantasma (per non menzionare mestamente soltanto me stessa) sono sconfitte in partenza. Non mi resta che puntare sempre più in basso, ahimè.
L'unica promessa che probabilmente manterrò sarà quella di recensire almeno la metà dei libri che leggo e, possibilmente, farlo appena dopo averli conclusi, poiché in certi casi la memoria mi gioca brutti scherzi.
E' proprio il caso dei libri di Haruki Murakami, che in questo periodo sto divorando voracemente uno dopo l'altro.
Sono delle opere talmente evanescenti che temo le loro trame mi sfuggano in una nube di polvere, via a via sempre più lontane. Tuttavia, il piacere che mi provoca la lettura di tali insiemi di parole ed espressioni, agglomerate armoniosamente in modo da farti visualizzare dei sogni estremamente vividi, riesce a ipnotizzarmi e a risucchiarmi all'interno di ogni singola storia narrata. Ma partiamo con ordine.
Sinossi
Il racconto segue le vicende di un protagonista il cui nome non viene svelato, un giornalista freelance trentaquattrenne con una separazione alle spalle che incrina il suo equilibrio precario. Tutti quelli a cui tiene finiscono col lasciarlo alla sua inconcludenza, svuotandolo un pezzo alla volta di qualcosa. Ma c'è un albergo a Sapporo, il Dolphin Hotel, immerso nella nevi dell'Hokkaido, dove qualcuno lo aspetta, per ricominciare un ballo in cui non ci si può fermare.
"Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare".
Recensione
Se qualcuno di voi ha familiarità con i libri di Murakami, o se ha comunque letto almeno uno dei suoi libri, capirà già dalla trama che questo si tratta di un tipico romanzo surreale e onirico alla Murakami ed è esattamente all'altezza delle aspettative.
Stilisticamente non si può far altro che elogiarlo: la sua scrittura è ineccepibile e allo stesso tempo scorrevole, narra talmente bene le situazioni e i particolari di tutte le persone incontrate dal protagonista che leggerei qualsiasi cosa scritta dall'autore giapponese. Anche la descrizione di trattori e TIR da corsa. Anche un romanzo ambientato, che ne so, in mezzo alla spazzatura. E pure un infinito monologo di un italiano medio con il cervello in pappa. Vorrei sapere tutto quello che passa per la testa di quell'uomo!
Purtroppo, la trama è il piccolo puntino guasto della mela. Finora non mi è mai capitato di leggere un suo libro con una trama che fornisca una conclusione adeguata. Ho letto "La ragazza dello Sputnik", "Norwegian Wood", "Kafka sulla spiaggia" e "After Dark", e mi hanno lasciato tutti un senso di vuoto, di incompletezza. Di alcuni stento perfino a ricordare la trama, quindi mi chiedo: ma la prossima settimana mi ricorderò delle vicissitudini del giovane giornalista?
Trovo la lettura dei romanzi di Haruki un piacere incommensurabile, ma fine a sé stesso. I miei sentimenti per le sue opere sono contrastanti e perennemente in bilico. Ma in ogni caso continuerò questo viaggio all'interno di questa dimensione onirica della realtà.
P.S. A quanto pare questo libro è il seguito di "Nel segno della pecora". Purtroppo l'ho scoperto una volta finito "Dance Dance Dance", ma non credo ci capirò molto di più, una volta letto il prequel!