lunedì 28 aprile 2014

"Dance dance dance" di Haruki Murakami - recensione

"È strano, ma ognuno di noi nella propria vita tocca un apice. Una volta raggiunto, non può che scendere. Nessuno però sa dove sia il proprio apice. La linea di confine può presentarsi all'improvviso, quando si crede di essere ancora al sicuro. Nessuno lo sa. Alcuni possono raggiungere quel culmine a dodici anni. Da quel momento in poi la loro vita scorrerà nel più monotono tran tran. Alcuni continuano a salire fino alla morte. C'è chi muore nel suo massimo splendore. Molti poeti e musicisti hanno vissuto in modo febbrile e sono morti a trent'anni per aver bruciato traguardi troppo in fretta. Picasso a ottant'anni passati realizzava ancora quadri pieni di vigore, ed è morto serenamente senza sperimentare il declino. È impossibile conoscere il proprio destino senza averlo percorso fino in fondo".


Ehilà, cari lettori-fantasma. Purtroppo in quest'ultimo anno ho trascurato molte cose, tra le quali posso annoverare, ovviamente, l'aggiornamento del mio unico blog. Le promesse che faccio, concettualmente, coi miei lettori-fantasma (per non menzionare mestamente soltanto me stessa) sono sconfitte in partenza. Non mi resta che puntare sempre più in basso, ahimè.
L'unica promessa che probabilmente manterrò sarà quella di recensire almeno la metà dei libri che leggo e, possibilmente, farlo appena dopo averli conclusi, poiché in certi casi la memoria mi gioca brutti scherzi. 
E' proprio il caso dei libri di Haruki Murakami, che in questo periodo sto divorando voracemente uno dopo l'altro. 
Sono delle opere talmente evanescenti che temo le loro trame mi sfuggano in una nube di polvere, via a via sempre più lontane. Tuttavia, il piacere che mi provoca la lettura di tali insiemi di parole ed espressioni, agglomerate armoniosamente in modo da farti visualizzare dei sogni estremamente vividi, riesce a ipnotizzarmi e a risucchiarmi all'interno di ogni singola storia narrata. Ma partiamo con ordine.


Sinossi

Il racconto segue le vicende di un protagonista il cui nome non viene svelato, un giornalista freelance trentaquattrenne con una separazione alle spalle che incrina il suo equilibrio precario. Tutti quelli a cui tiene finiscono col lasciarlo alla sua inconcludenza, svuotandolo un pezzo alla volta di qualcosa. Ma c'è un albergo a Sapporo, il Dolphin Hotel, immerso nella nevi dell'Hokkaido, dove qualcuno lo aspetta, per ricominciare un ballo in cui non ci si può fermare.
"Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare".


Recensione

Se qualcuno di voi ha familiarità con i libri di Murakami, o se ha comunque letto almeno uno dei suoi libri, capirà già dalla trama che questo si tratta di un tipico romanzo surreale e onirico alla Murakami ed è esattamente all'altezza delle aspettative.
Stilisticamente non si può far altro che elogiarlo: la sua scrittura è ineccepibile e allo stesso tempo scorrevole, narra talmente bene le situazioni e i particolari di tutte le persone incontrate dal protagonista che leggerei qualsiasi cosa scritta dall'autore giapponese. Anche la descrizione di trattori e TIR da corsa. Anche un romanzo ambientato, che ne so, in mezzo alla spazzatura. E pure un infinito monologo di un italiano medio con il cervello in pappa. Vorrei sapere tutto quello che passa per la testa di quell'uomo!
Purtroppo, la trama è il piccolo puntino guasto della mela. Finora non mi è mai capitato di leggere un suo libro con una trama che fornisca una conclusione adeguata. Ho letto "La ragazza dello Sputnik", "Norwegian Wood", "Kafka sulla spiaggia" e "After Dark", e mi hanno lasciato tutti un senso di vuoto, di incompletezza. Di alcuni stento perfino a ricordare la trama, quindi mi chiedo: ma la prossima settimana mi ricorderò delle vicissitudini del giovane giornalista?
Trovo la lettura dei romanzi di Haruki un piacere incommensurabile, ma fine a sé stesso. I miei sentimenti per le sue opere sono contrastanti e perennemente in bilico. Ma in ogni caso continuerò questo viaggio all'interno di questa dimensione onirica della realtà.

P.S. A quanto pare questo libro è il seguito di "Nel segno della pecora". Purtroppo l'ho scoperto una volta finito "Dance Dance Dance", ma non credo ci capirò molto di più, una volta letto il prequel!

giovedì 3 gennaio 2013

Ghost


“Il meta-lupo non aveva risposte. Leccò il viso di Jon con la sua lingua umida e ruvida come una raspa. Gli occhi di Spettro intercettarono gli ultimi raggi del sole, scintillando come due enormi stelle colore del sangue. "Occhi rossi" notò Jon "ma diversi da quelli di Melisandre." Gli occhi di Spettro erano come quelli degli alberi-diga. "Occhi rossi, bocca rossa, pelliccia bianca. Sangue e ossa, come un albero-cuore. Spettro, tu appartieni agli antichi dèi." E di tutti i meta-lupo degli Stark, Spettro era l'unico con il pelo bianco. Avevano trovato sei cuccioli, lui e Robb, nella neve di fine estate. Cinque erano grigi, neri e marrone, per i cinque ragazzi Stark. L'ultimo era bianco. Come snow, neve.A quel punto, Jon Snow ebbe la sua risposta.” 

giovedì 27 dicembre 2012

"Le Cronache del ghiaccio e del fuoco" di George R. R. Martin - recensione

Buonasera! Intendo inaugurare questo blog con la recensione della mia saga fantasy preferita: si tratta de "Le Cronache del ghiaccio e del fuoco", di George R. R. Martin. 
Alcuni di voi potrebbero aver visto la serie televisiva "Il trono di spade", che finora ha coperto i primi due libri della saga (versione americana), e quindi conoscere già la trama e i temi trattati. Personalmente, mi sono avvicinata alla lettura delle Cronache dopo aver visto entrambe le stagioni del telefilm, che peraltro hanno reso giustizia ai libri in modo eccezionale, e in questa maniera sono stata risucchiata all'interno delle vicende narrate dalla saga.


Sinossi

Nel Continente Occidentale, alla controversa morte di Jon Arryn, re Robert Baratheon, che aveva conquistato il trono durante la battaglia del Tridente e lo aveva consolidato attraverso il matrimonio con Cersei Lannister, nomina Eddard Stark, lord di Grande Inverno, suo nuovo Primo Cavaliere.Intrighi di corte, tradimenti e desiderio di potere porteranno i Sette Regni dell'Occidente alla guerra per la conquista del Trono di spade. Incuranti dell'imminente arrivo dell'inverno e dell'antico pericolo che porta con sé, nessuno si occuperà della Barriera, l'ultimo baluardo tra gli uomini e gli Estranei, difesa ormai da pochi e male assortiti Guardiani della notte. Nel frattempo, l'ultima discendente in esilio della Casa Targaryen, la dinastia che aveva governato i Sette Regni per trecento anni prima di essere detronizzata da Robert e dai suoi alleati, sta cercando di trovare fondi e seguaci per riconquistare il regno sottrattole.


Recensione

L'intera saga è stata scritta così minuziosamente e in maniera talmente dettagliata da farmi perdere ogni speranza di poter in qualche modo raggiungere anche soltanto metà del livello di bravura di questo magistrale scrittore. George R. R. Martin si rivela un esperto conoscitore della società medievale, nonché dei costumi, delle armi, dei combattimenti e delle pietanze dell'epoca. 
Solo in "A feast for crows", il quarto libro della saga, la narrazione perde il ritmo serrato che deteneva nei tomi precedenti e il lettore può accorgersi facilmente della pesantezza delle descrizioni, che rende la lettura molto meno scorrevole. Tuttavia, i colpi di scena del quarto e del quinto libro valgono lo sforzo.

Le cose che apprezzo maggiormente del mondo martiniano sono la relativa marginalità degli elementi magici ai fini della storia, ma soprattutto la profondità conferita ai personaggi POV, i quali non mai sono né completamente positivi né del tutto negativi. Recentemente ho dato qualche possibilità ad altri libri fantasy, come "Eragon" e la saga delle "Cronache del Mondo Emerso", della quale ho prontamente abbandonato la lettura al primo libro. Il dettaglio che più stonava era proprio la presunta invincibilità della protagonista, la quale è descritta come impulsiva, testarda (ma in maniera positiva), bellissima, con un'abilità eccezionale nel maneggiare le spade, ma anche compassionevole, volenterosa, intelligente... insomma, assolutamente insopportabile e inverosimile.
Nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, invece, anche l'onore dell'integerrimo lord Eddard Stark, con il quale iniziamo la nostra avventura attraverso i Sette Regni, è macchiato da un passato pregno di oscuri misteri, ma anche da un'ingenuità che potrebbe rivelarsi fatale.
E ancora, Jaime Lannister, che viene rivelato già all'inizio come un incestuoso assassino di bambini, nei libri successivi si dimostra capace di redimersi e di seguire una certa logica coerente con il pensiero del lettore.

Un altro elemento della saga che mi sta molto a cuore è senza dubbio l'imprevedibilità degli eventi, che di frequente si rivelano spiacevolmente tristi. Non posso cadere nello spoiler, quindi ridurrò all'osso il mio elogio a questo lato della storia. Ma bisogna dire che Martin è formidabile nel far affezionare il lettore ad uno o più personaggi, per poi pugnalarlo alle spalle (il lettore, ma non solo!) quando meno se lo aspetta.

L'ultima caratteristica che devo assolutamente evidenziare è la magia, intesa come capacità di attrazione, delle ambientazioni, degli animali e delle caratteristiche delle popolazioni dei Sette Regni. La connessione tra i  figli di Eddard Stark e i loro metalupi, ma anche quella dei vari protagonisti con i loro Dei, sono intense e imprescindibili. Quando Lady, la metalupa di Sansa Stark, viene uccisa per colpa dei capricci del principe Joffrey, la ragazza sembra quasi perdere la propria appartenenza alla famiglia di Grande Inverno ed è sempre più propensa a collaborare con la perfida regina Cersei, arrivando a mettersi contro perfino al suo stesso padre. Nonostante gli Stark siano destinati a stare lontani dalla loro Grande Inverno e dagli Dei del nord, il legame con queste terre li accompagnerà per il loro intero viaggio.

Consiglio questa saga a chiunque voglia perdersi in un mondo descritto talmente bene da poter diventare un luogo in cui rifugiarsi nei momenti di noia o di voglia di evasione dalla realtà. Sappiate però che, dopo aver ultimato i libri disponibili della saga (che non è stata ultimata, per ora...), il 99% degli altri libri che leggerete vi parrà incredibilmente scialbo.